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Responsabilità della banca

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Una iscrizione ipotecaria su beni aventi un valore eccessivo rispetto all'ammontare del credito, costituisce abuso degli strumenti processuali. Nel caso di specie è stata anche appurata l’inesistenza parziale del diritto per cui è stata iscritta ipoteca giudiziale, per cui accertata la normale prudenza del creditore nel procedere all’iscrizione dell’ipoteca giudiziale, è ascrivibile in capo al suddetto creditore, la responsabilità ex art. 96 cpc, comma 2, allorquando “...non ha usato la normale diligenza nell’iscrivere ipoteca sui cespiti immobiliari per un valore proporzionato, rispetto al credito garantito, secondo i parametri individuati nella legge (artt. 2875 e 2876 cc), così ponendo in essere, mediante l’eccedenza del valore dei beni rispetto alla cautela, un abuso del diritto della garanzia patrimoniale in danno del debitore”. Così si è era già pronunciata la Corte di Cassazione Civile con la sentenza 6533/2016. Di qui, si giunge poi ad un’ulteriore sviluppo del tema, sul punto si ricorda che nel quadro normativo che disciplina la materia e letto anche l’art. 2828 c.c, risulta che tuttavia non è affatto assente il profilo della sproporzione, piuttosto ne deriva la regolamentazione nell’ambito della riduzione giudiziale, con l’individuazione della misura eccedente. Con la sentenza in commento del Tribunale di Siena, ci chiarisce che nel caso in cui il creditore iscriva un’ipoteca su un immobile del debitore, omettendo di utilizzare la normale prudenza quando si accinge ad aggredire i beni del debitore, possono scattare automaticamente, le sanzioni per violazione del comma 2 e comma 3 ex art. 96 del codice di rito.


Orientamenti giurisprudenziali
Conformi Cass. Civ. n. 6533/2016; Cass. n. 22267/2010;
Difformi Cass. Civ. 4968/2001; Cass. Civ. 10289/2007; Cass. Civ. 17902/2010

Il Tribunale di Siena, con sentenza del 11 settembre del 2018, è stato chiamato a pronunciarsi su una questione di nullità contrattuali di conto corrente e rapporto fideiussorio e sulla congruità della garanzia rispetto al credito garantito. Come è noto, l'ipoteca è una garanzia reale che grava sull'immobile a presidio del credito, conferendo al suo titolare la possibilità di procedere ad espropriazione dello stesso per veder realizzate le proprie aspettative di soddisfacimento. Considerato che una iscrizione ipotecaria esilia l'immobile in una condizione che ne rende, di fatto, impossibile la commerciabilità, necessita far attenzione quando si procede ad una simile formalità per le conseguenze risarcitorie cui andrebbe incontro il responsabile allorché abbia tenuto comportamenti inesatti e contrari alla legge.

Il Tribunale di Siena, ha accolto le domande proposte dalle due parti opponenti a decreto ingiuntivo della banca, revocando il decreto opposto e dichiarandone l’inefficacia, l’illegittimità e la nullità dell’ipoteca giudiziale iscritta dalla banca sui cespiti immobiliari delle parti attrici, facenti parte dei fondi patrimoniali, ordinandone la cancellazione e la riduzione di ipoteca giudiziale.

Gli opponenti impostano la loro difesa allegando – con riferimento a due rapporti di conto corrente intrattenuto con la banca convenuta – la nullità del contratto in parola nonché del contratto fideiussorio, con liberazione dalle relative obbligazioni ed ogni effetto conseguente, per inesistenza di pattuizioni in ordine alle condizioni economiche del conto, nonchè illegittima applicazione di interessi ultralegali, capitalizzazione trimestrale, CMS e competenze non dovuti, oltre ad interessi usurari. Si precisa però che oggetto di domanda monitoria è solo un conto corrente.

I fideiussori chiedono dichiararsi, sia l’illegittimità dell’ipoteca giudiziale iscritta sui cespiti immobiliari di proprietà, sia il disporsi la riduzione della medesima ad una somma congrua complessivamente non superiore ad euro 180.000,00 e chiedono la condanna della convenuta ex 100 Piumini grammi e uomo donna Blauer® art. 96 c.p.c., stante il macroscopico superamento del rapporto congruo tra credito e valore dei beni ipotecati, previo accertamento del dolo o colpa grave della banca, che ha iscritto ipoteca sull’intero patrimonio pari ad un valore stimato in euro 4.000.000,00

Parte convenuta opposta, chiede invece il rigetto delle domande attoree ed in ipotesi la condanna alla diversa somma accertata nel corso

del giudizio

La causa, viene istruita con CTU estimatoria e CTU contabile, chiamata ad esaminare un solo conto corrente ed alla verifica di eventuali giroconti. Ne consegue, in sede di analisi, che il consulente tecnico rileva: - che pur sussistendo gli estratti conto, non risultano né il contratto di apertura del rapporto di conto corrente, né le condizioni economiche riportanti la sottoscrizione del correntista; - che tutte le competenze addebitate con cadenza trimestrale, sono state sempre girocontate, con pari valuta di addebito sul altro rapporto bancario, di cui non è fornito nessun riferimento, conseguentemente non si è mai verificato nessun effetto anatocistico; - che non sono mai state addebitate commissioni di massimo scoperto o altri oneri connessi con l’erogazione del credito, mentre sono state addebitate solamente spese di gestione del rapporto d conto corrente.

In considerazione delle verifiche e degli accertamenti ha proceduto ex art. 117 TUB a sostituire i tassi applicati con quelli previsti dalla predetta norma; mentre sono state considerate come non dovute le spese, calcolate ed addebitate trimestralmente.

Adottando la formula Banca Italia, tempo per tempo vigente, il CTU verifica il superamento dei tassi soglia in otto trimestri ed esegue un ricalcolo applicando i tassi sostitutivi ex art.117 comma7 TUB, addivenendo al ricalcolo del saldo per euro 160.916,97.

In sede di valutazione di congruità della garanzia, rispetto al credito reclamato dalla banca, il Tribunale di Siena, ritiene evidente la sproporzione dello strumento, sia in considerazione dell’importo del decreto ingiuntivo emesso (invero la CTU di stima ha valutato oltre quattro milioni i beni sottoposti a garanzia, a fronte di un credito di 261.000,00 euro) sia, (e ciò appare ancor più che significativo) in considerazione del fatto che il credito ricalcolato dal CTU, risulta di euro 160.916,97.

In conseguenza della suddetta rideterminazione del debito nei confronti di Banca, l’ipoteca sarà ridotta con riferimento al suo valore e ristretta con riferimento ai beni da essa gravati. Difatti viene ritenuta congrua una riduzione del valore della garanzia, dagli attuali 261.000,00 euro ad

una somma pari a 180.000,00 euro. Tale importo può essere raggiunto

applicando ai 167.000 euro di debito individuati dalla CTU contabile la

maggiorazione di cui all’art. 2855 c.c. (“spese dell’atto di costituzione dell’ipoteca, quelle della iscrizione e rinnovazione e quelle ordinarie occorrenti per l’intervento nel processo di esecuzione”) ma non gli interessi, in quanto questi non sono stati correttamente indicati nella nota di iscrizione ipotecaria.

Per quanto riguarda, invece, la richiesta degli opponenti di restrizione dell’ipoteca rispetto ai beni oggi gravati dalla stessa, il giudice unico applica il disposto di cui all’art. 2875 cc, secondo il quale è eccessiva la garanzia che “supera di un terzo l’importo dei crediti iscritti”.

Nel caso di specie, la parte opposta, per tutta la durata del processo, non ha mai voluto ridurre e/o restringere spontaneamente l’ipoteca iscritta. “La conseguenza di tale omissione è che il procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo è durato oltre quattro anni ed in tale lasso di tempo gli immobili di proprietà degli opponenti sono rimasti gravati dalla garanzia. ipotecaria, ingiustamente iscritta da parte della Banca. Soltanto l’emissione da parte di codesto Giudice del provvedimento di sospensione della provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo ha scongiurato l’avvio di una procedura esecutiva che – specie nel particolare momento storico – avrebbe probabilmente provocato una vera e propria “svendita” dei beni immobili di proprietà della famiglia ... In altre parole, Banca ... ha resistito in giudizio con colpa grave, omettendo di realizzare alcun comportamento quantomeno idoneo a ridurre il danno provocato alla controparte da un’iscrizione ipotecaria esorbitante ed avventata. Pertanto, parte convenuta opposta sarà condannata al risarcimento del danno ex art. 96 comma 3 c.p.c. in favore di parti opponenti ... per la somma di euro 300.000,00”.

In argomento è bene distinguere tra iscrizione ingiusta, che si ha quando essa sia eseguita per insussistenza del diritto fatto valere, ed iscrizione illegittima caratterizzata, invece, dal fatto di essere eseguita al di fuori delle ipotesi consentite e dei casi previsti dalla legge. Per cui nel primo caso sarebbe invocabile la disciplina dell'art. 96 c.p.c., nel secondo, invece, quella di cui all'art. 2043 c.c., come è stato chiarito dalla giurisprudenza della Corte Regolatrice ancorché in ipotesi di trascrizione della domanda giudiziale, i cui principi, purtuttavia, non possono non trovare applicazione, per identità di ratio, anche ai casi di iscrizione ipotecaria (cfr. Cass. Civ. 23/03/2011 n. 6597 e, da ultimo, Cass. Civ. 25/01/2016 n. 1266).

Tuttavia non deve sottacersi che costituisce principio fondamentale del nostro Ordinamento giuridico, quello secondo cui il debitore risponde dell'adempimento delle proprie obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri (art. 2740 c.c.). Assolutamente connesso a tale principio è quello previsto dall'art. 2828 c.c. che statuisce la possibilità di iscrivere ipoteca su uno qualunque dei beni immobili del debitore, presenti e futuri. Orbene, molti ritengono che l'art. 2828 c.c. non andrebbe inteso nel senso che il creditore possa iscrivere ipoteca su tutti i beni immobili del debitore, spettando al primo solo la libertà di scelta tra quelli di proprietà del debitore stesso, tenuto conto del loro valore rispetto all'entità del credito, da ciò ne consegue che l'art. 2740 c.c. incontra il limite dell'abuso del diritto.

Inoltre, ritornando al caso in commento, per valutare la perdita di valore commerciale dei beni immobili gravati dall’ipoteca nel periodo nel quale sono stati oggetto di ipoteca giudiziale, il Tribunale senese utilizza come parametro un dato pubblico ed oggettivo, ovvero i valori OMI, per giungere alla conclusione che gli opponenti hanno senza dubbio subito un grave danno, per il solo fatto della iscrizione ipotecaria illegittima e/o esorbitante (sul punto, cfr. e Blauer® Piumini grammi uomo donna 100 Cass. Civ. n. 22267/2010: “la presenza di un'iscrizione di ipoteca giudiziale su un immobile, sebbene illegittima e destinata a venir meno, è situazione di per sé causa di danno risarcibile anche per il proprietario del bene ipotecato, sia per la potenziale perdita di occasioni di commerciare il bene, sia per l'onere di dimostrare (al terzo interessato all'acquisto) che l'ipoteca non ha alcuna effettività, sia, comunque, per la diminuzione delle utilità che egli potrebbe conseguire se il bene fosse libero, determinando una diminuzione del prezzo o un qualche altro pregiudizio”).

Alla luce del predetto ragionamento, il magistrato accoglie la domanda degli opponenti e, per l’effetto, revoca il decreto ingiuntivo opposto

dichiarando l’inefficacia, l’illegittimità e la nullità dell’ipoteca giudiziale iscritta dalla banca sui cespiti immobiliari di proprietà dei Signori istanti; inoltre ordina la cancellazione della stessa con spese a carico diparte opposta e dispone, ex art. 2872, 2874, 2875 c.c. la riduzione dell’ipoteca giudiziale iscritta per la somma di euro 180.000,00 in linea capitale, maggiorata ex art. 2855 cc delle sole spese vive giustificate per l’iscrizione di ipoteca e senza interessi, mancando nella nota di iscrizione l’indicazione della loro misura; poi restringe l’ipoteca sul cespite.

Inoltre viene altresì accolta la domanda di condanna della parte convenuta opposta al pagamento di euro 300.000,00 in favore di parti attrici opponenti ex art 96 comma 3 c.p.c.

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